
Una Luciana Mosconi rimaneggiata cade nell’ultimo quarto a Chieti
Il -20 finale è una punizione fin troppo eccessiva per una Luciana Mosconi che sogna e domina per un tempo, prova a resistere all’urto degli avversari a inizio ripresa ma deve cedere nel quarto periodo. A Chieti nulla davvero da rimproverare ai dorici presentatisi senza il proprio asse play-pivot e comunque capaci di lottare alla pari con una delle squadre più attrezzate del campionato. Coach Rajola deve accettare il forfait di Francesco Quaglia già dalla giornata di sabato, e come se non bastasse arriva a poche ore dalla partenza per l’Abruzzo la notizia della schiena di capitan Ferri che si blocca rendendo inoperoso il regista pesarese che va in panchina ma a onor di firma. Rajola fa di necessità virtù e manda in quintetto Demarchi e Baldoni insieme a Centanni, Gueye e Rinaldi. Dall’altra parte coach Piero Coen tiene fuori Simoncelli e ributta in mischia l’idolo di casa Gialloreto.
La Luciana Mosconi inizia molto bene. Rinaldi e Gueye colpiscono subito forte per il 4-12 dopo 3′ e mezzo. Chieti sbaglia molto e l’esigente pubblico di casa già rumoreggia. Rezzano segna la tripla del -5 e i teatini entrano in partita. Esce dalla panchina Gialloreto e la sua tripla a -2’08” dalla fine del primo quarto manda Chieti avanti 14-12. Nel finale di periodo la Luciana Mosconi trova punti da Centanni e dal prezioso Monina. La nuova tripla di Gialloreto fisserà poi il punteggio del primo quarto sul 17-18.
E’ ancora Tom Monina a colpire a inizio di secondo periodo. Le squadre viaggiano gomito a gomito fino al 26 pari arrivato con i tiri pesanti di Gueye e Di Carmine. Poi però si accende la Luciana Mosconi capace di piazzare un parziale di 16-3 che li fa volare fino al 29-43 dopo 17′. Chieti ha paura ed è in difficoltà contro una Luciana Mosconi che sembra perfetta. L’unica nota negativa che si può addebitare agli anconetani è il fatto di aver sprecato almeno un paio di occasioni che avrebbero fatto ingigantire il vantaggio come il fallo in attacco di Gueye lontano dalla palla mentre Baldoni insacca da sotto, e il contropiede di Timperi non finalizzato. Episodi sfavorevoli che forse sarebbero stati pesanti mazzate per i biancorossi di casa. La tripla di Redolf fa registrare il massimo vantaggio dei dorici (31-45) a una manciata di secondi dall’ultimo minuto. Sanna poco dopo fa 2/2 e scrive il 33-45 di metà gara.
In avvio di ripresa la Luciana Mosconi torna sul +13 con la tripla di Centanni (35-48) e deve fare i conti con i 3 falli di Gueye. Chieti inizia ad armare i cannoni e di li a poco comincia a bombardare il canestro dorico. Ad aprire i fuochi iniziano Ruggero e Rezzano. Tre triple dell’esperta coppia e Chieti a -4 (44-48). La Luciana Mosconi avverte il pericolo ma riesce a riorganizzarsi. Gueye colpisce da lontano (48-51), Baldoni da sotto e Centanni capitalizza il libero che arriva per il fallo tecnico commissionato a Coen. Ancona è a +4 (50-54) a -4’17 dalla terza sirena ed è ancora vivissima. Sanna pareggia a quota 54, ma poi ci sono 5 punti di fila di Timperi con tripla e fuga in contropiede a 100 all’ora per il 54-59 a -2’31 dalla terza pausa. L’ultimo minuto del periodo arriva sul 58-60 per gli ospiti che però subiscono 5 punti e il sorpasso tutto ad opera di Gialloreto che manda il PalaTricalle in estasi (63-60).
La Luciana Mosconi non vuole mollare ma Chieti sente l’odore del sangue e negli ultimi 10′ sarà capace di segnare ben 28 punti (sono 58 nell’intero secondo tempo). Dall’altra parte i bianconeroverdi resteranno a lungo inchiodati a quota 62 e di fatto la partita si decide li. A 7’35” dalla fine c’è il gioco da tre punti di Sanna per il 69-62, altro minuto e mezzo ed è Stanic a siglare il 75-62. Adesso la Luciana Mosconi è sui fianchi soprattutto a livello mentale e le triple di Stanic e Gialloreto sono una sentenza. 84-67 a -3’49” e giochi ormai fatti. Il 91-71 del 40′ finisce per essere inglorioso per la Luciana Mosconi che per oltre 30′ è apparsa squadra lucida e determinata prima di crollare sfinita sotto la forza dell’avversario e limitata dalle assenze troppo importanti per poter firmare un miracolo.