Storia

STAMURA. UNA STORIA LUNGA (QUASI) CENTO ANNI

Dal 1920 a oggi: giocatori, allenatori e dirigenti che hanno scritto la storia della nostra società.
A cura di Alessandro Elia e tratto da “Pallacanestro Anconetana 1920-1982 e 1982-1986

CHI ERA STAMURA? Stamira, o anche Stamura è stata una patriota italiana. Fu, secondo la leggenda, la donna che salvò Ancona durante l’assedio dell’imperatore Federico di Barbarossa del 1173. Su Wikipedia approfondimenti ed aneddoti interessanti sull’eroina dorica

DALLA STORIA AL BASKET

Non si direbbe, ma Ancona è una città pioniera del basket. Gli atti della F.I.P. dicono che una rappresentativa cestistica della S.E.F.Stamura di Ancona prese parte al primo Campionato Nazionale che si svolse, sotto forma di torneo, a Venezia nel 1920. A quello storico campionato-torneo parteciparono varie squadre: Forza e Costanza Brescia, Ginnastica Fiorentina Libertas, Club Soprtivo e Istituto Tecnico di Firenze, Costanza di Milano, Pro Lissone, Reyer Venezia, e la Stamura.

Il primo titolo di campione italiano andò alla Forza e Costanza Brescia. Purtroppo non si conoscono i nomi dei nostri gloriosi antenati, titolari di quella storica edizione della S.E.F.Stamura Ancona 1920. In compenso, attraverso alcuni frammenti di ricordo di qualche anziano sportivo dorico, si è riusciti a capire dove e perché gli “antenati” avevano imparato così bene, in anticipo sui tempi, la Pallacanestro, sport allora semisconosciuto. Lo “sport del canestro” fu importato ad Ancona direttamente dalla Cina, la dove tanti soldati italiani, in quel territorio perchè affidato a forze militari occidentali, praticavano vari sport nel loro tempo libero attingendo direttamente all’arte cestistica dei maestri americani. Tra questi naturalmente tanti anconetani che facevano parte del Battaglione San Marco e quando tornavano ad Ancona propagandavano la nuova disciplina appena appresa. Ecco la ragione della presenza della Stamura a Venezia nell’elite della pallacanestro nel 1920.  Questa esplosione graduale venne poi raffreddata dai tempi duri che non lasciavano troppo tempo allo sport. Il risveglio, lento e graduale, della pallacanestro anconetana cominciò intorno al 1930. Comparvero i primi canestri nella palestre di ginnastica, professori di educazione fisica cominciarono a permettere qualche quarto d’ora ricreativo di gioco con la palla a due canestri. La Federazione aveva già da tempo distribuito il regolamento tecnico della pallacanestro ma le prime partite furono caratterizzate dalla presenza pittoresca e simultanea di numerosi e diversi sport come il rugby, lotta libera e pallamano. I professori Fraticelli e Campilongo tentavano di dare qualche consiglio tecnico ma non erano molto ascoltati data la foga delle competizioni. Si dovette attendere il casuale arrivo da Roma del giovane e cestisticamente esperto Augusto Cola per vedere finalmente una pallacanestro piuttosto razionale e ordinata. L’appassionato cestista romano effettuò una prolifica opera di proselitismo dando inizio al periodo post-cinese. I primi cestisti dorici, secondo la moda del tempo che voleva uno sportivo impegnato contemporaneamente in sport diversi, erano noti campioni e troviamo sotto i canestri, oltre a Cola, i due tennisti Franco Panzini e Edgardo Casaccia, un campione di sci, Pasqua, e altri giovani dell’atletica leggera quali Mersich, Maggiolini e Girotti. Giorno dopo giorno il gioco divenne sempre più tecnico e razionale. Nel 1934-35 l’Italia visse una vera e propria esplosione sportiva. Anche la pallacanestro dilagò a tal punto che ad Ancona sorsero tante squadre quanti erano i quartieri rionali. E fu proprio con i migliori elementi delle rappresentative di quartiere che Raul Ciummei, in collaborazione con il gruppo Cola-Panzini, insieme con Venturi, detto “Cicina”, costituì la prima squadra dorica, atleticamente, fisicamente e agonisticamente competitiva: la G.I.L Ancona. Il regolamento era scrupolosamente osservato, si attaccava e difendeva con ordine: la velocità e l’improvvisazione regnavano sovrane ma ogni giocatore aveva una propria funzione e la rispettava. Lo spettacolo era piacevole, c’era armonia nei movimenti: era nata la pallacanestro. Nel 1936 un gruppo di giovani, attratto dalla bellezza del nuovo gioco (e dall’avvenenza di qualche giovane giocatrice) allenato da Alberto Mineo, abbandonò quasi del tutto la propria attività per dedicarsi alla nuova e suggestiva disciplina sportiva. Da quel gruppo scaturì una fortissima compagine che colse la prima notevole affermazione della pallacanestro anconetana a livello nazionale, pervenendo alla finale di un importante torneo che aveva impegnato alcune delle più agguerrite squadre italiane dell’epoca. All’inizio degli anni ’40 la massima espressione della pallacanestro dorica partecipò alla prestigiosa Coppa Bruno Mussolini, un grande torneo nazionale. Gli anconetani avevano raggiunto un buon livello tecnico e superarono le fasi introduttive ed eliminatorie ritrovandosi a disputare la semifinale. La squadra avversaria era la S.S.Parioli, una delle migliori squadre di allora, capitanata da Vittorio Gassman (allora nazionale juniores). Fu vittoria per Ancona (con uno scarto di 7 punti) grazie alla maggiore velocità e una grande aggressività. In finale (disputata al coperto viste le avverse condizioni climatiche) l’avversario fu l’Aviazione Militare, formazione composta da giocatori di A e B riuniti per l’occasione. Gli aviatori erano molto forti e vinsero seppur di misura contro i dorici giudicati la grande sorpresa dell’intera manifestazione. L’affermazione galvanizzò i ragazzi anconetani ma le nubi della guerra addensavano il cielo e quando arrivò in molti dovettero arruolarsi

Dopo la guerra, la pallacanestro anconetana non ebbe più pause d’arresto e la continuità fu data dalla S.E.F Stamura. Intorno ai colori biancoverdi si erano radunati alcuni tra i più autentici ed entusiasti sportivi dorici, tra i quali Sandro Pietrucci, Nello Cipollini, il prof. Patrignani, Mario Grassia, Attilio Giangiacomi, Cagnoni, Fortunati, Mario Mentrasti, Archibugi, Venturini, Zingaretti, Romagnoli, Buccolini, Cesaroni, Talevi, Andreucci, Giansanti, Toscani e tanti altri. Venne ricostruita la Sezione Pallacanestro, ferma ormai dal lontano 1920, ed a curarne l’organizzazione fu chiamato Leonardo Gallucci. L’attività agonistica della Stamura ebbe il suo battesimo nel 1944 con alcune partite contro le rappresentative da guerra americane che sostavano al porto. Partite che di amichevole avevano solo il nome dato il troppo acceso agonismo espresso in campo. Da tali scontri tuttavia i dorici trassero grandi vantaggi tecnici tanto che alla loro prima uscita in un torneo di Roseto si classificarono secondi dietro a Napoli. Quella fu una squadra di giovanissimi guidata dal capitan Berardinelli e composta da Belligoni, Marchetti, Recanatini, Gioacchini, Pietroni, De Angelis, Tagliarini, Gentili, Gozzi, Masi, Gallucci, Traversa, Cecchi, Tremolini, Sandro Belardinelli, Melappioni, Romani e Censi, giocatore quest’ultimo che è da annoverarsi tra i migliori cestisti dorici di ogni tempo. Nel 1945, la F.I.P. organizzò a Roma un grande torneo di selezione, la Stamura (composta da Bianchini, Censi, Romani, Fugalli, Paolassini, Belardinelli e Belligoni) vinse tre incontri su quattro e fu collocata in serie B. Dal 1946 al 1949 per la Stamura si sviluppò un periodo pittoresco e poco scorrevole. Ogni tanto arrivava qualcuno che si improvvisava “tecnico” e riusciva solo a confondere le idee. Ma una bella sera di inizio 1948, quasi sul finire di uno dei soliti durissimi allenamenti, comparve sul campo di via Maratta, un nero enorme, alto più di due metri. Si chiamava Elliot Van Zandt ed era stato mandato dalla F.I.P. nelle Marche a scopo didattico. Era un capitano di fanteria dell’Athletic Department dell’esercito statunitense. Originario dell’Arkansas, si era diplomato in educazione fisica a Chicago. Van Zandt fu poi commissario tecnico della nazionale italiana maschile dal 1948 al 1952. Il presidente della Federazione di allora, Aldo Mairano, lo contattò perché portasse i giocatori italiani ad un livello di gioco più elevato. Valerio Bianchini anni dopo lo definerà “il primo vero coach approdato in Italia”. Il clinic di Van Zandt ad Ancona durò tre memorabili giorni che produssero l’effetto di un tornado.Quando se ne andò la Stamura perse tre partite di seguito ma i benefici della cura erano dietro l’angolo e non tardarono a farsi vivi. Gli allenamenti divennero più ordinati e razionali con ampi spazi ai fondamentali, ai tiri dalla media e lunga distanza, all’abbozzo dei primi tentativi di schemi difensivi e offensivi. Nel giro di un paio di mesi la squadra aveva fatto propri i neologismi del basket: velo, blocco, terzo tempo, rebound, mezza ruota, pivot, pressing, raddoppio marcature, flottaggio e tante altre espressioni. Si stava cambiando pelle ma le caratteristiche basilari del tradizionale gioco anconetano non avevano subito modifiche sostanziali. La velocità, il ritmo, il contropiede e l’estro erano ancora le armi preferite e vincenti dai biancoverdi.

Nel campionato del 1940-50 la squadra stamurina era tecnicamente migliorata, e dopo un campionato da protagonisti, realizzarono un sogno: la serie A, girone unico. I componenti di quella gloriosa squadra furono: Bianchini, Melappioni, Censi, Patrizi, Romani, Fugalli, Tremolini, Giaccaglia, Giampieri, Anselmi, Masi, Belardinelli, Mancini, Palazzi. L’accompagnatore era il fedele “Mago” Attilio Giangiacomi.

L’anno dopo la Stamura ebbe l’onore di disputare il massimo campionato nazionale. La squadra era composta da: Bianchini, Censi, Urbani, Tremolini, Fugalli, Romani, Giaccaglia, Giampieri, Masi, Anselmi, Mancini, A.Belardinelli, Palazzi e l’allenatore Patrizi. Erano tutti anconetani meno il bravissimo Valerio Urbani arrivato in prestito da Porto S.Giorgio. La stagione però iniziò male con Patrizi e Melappioni costretti a dare forfait per motivi personali e la società non aveva i mezzi per sostituirli. Inoltre era indispensabile avere un allenatore visto che i tempi del “capitano-tuttofare” erano finiti. L’incarico fu generosamente assunto da Patrizi pur essendo consapevole delle difficoltà. Ci furono problemi di spogliatoio con la squadra spaccata in due. Inoltre il tasso tecnico della serie A era davvero alto con giocatori molto forti (Sandro Gamba, Vittorio Tracuzzi, Aldo Giodani, Giancarlo Primo, Cesare Rubini e tanti altri campioni). Il campionato iniziò con una serie di larghe sconfitte. Poi la Stamura cominciò a riprendere fiato ritrovando il gusto di giocare. La squadra venne fuori con la grinta e velocità. Arrivarono le vittorie contro la Virtus Bologna, la Ginnastica Roma (di Primo e Giordani), il Varese e il Viareggio. Ci furono però anche altre sconfitte (alcune di misura) che decretarono la retrocessione e il ritorno in serie B con molta dignità. Da segnalare la foltissima cornice di pubblico che assisteva alle partite dei biancoverdi. Fedele, corretto, generoso anche quando le cose non andavano per il verso giusto. Caldo o freddo, pioggia o vento, ai giocatori stamurini non mancava mai l’affetto dei tifosi.

Retrocessa in serie B la Stamura affronta l’anno agonistico 1951/52 decisa a risalire la corrente. Patrizi si concede un anno di pausa e lo dedica alla squadra femminile, Romani allora il suo posto in panchina. Si erano ritirati Fugalli, Giampieri, Urbani e Bianchini, capitano di tante battaglie. Entravano così in squadra Papini, Moroni, Roscioni e Tagliarini tutti giovanissimi e tutti dotati di un buon talento, soprattutto Tagliarini che aveva giocato già in prima squadra e che, per lungo tempo sarà una delle colonne della Stamura. Si curano i fondamentali, si applicano schemi semplici e la squadra sfiora il ritorno in serie A e si piazza al secondo posto nel proprio girone.

Nell’anno successivo (52/53) c’è il ritorno di Gigi Patrizi al timone di una squadra nella quale entrano altri giovani. Escono il valido Romani, i bravi Anselmi e Masi e l’estroso Tremolini in una formazione composta da Barbieri, A.Belardinelli, Censi, Cerquetti, Giaccaglia, Mancini, Papini, Pastorini, Pierani, Roscioni e Tagliarini. In un girone piuttosto difficile arriva un buon terzo posto.

La stagione 53/54 è un anno splendido ma sfortunato (formazione base: Barbieri, A.Belardinelli, Censi, Giaccaglia, Mabiglia, Mancini, Papini, Rinaldi, Roscioni, Tagliarini, Zani, allenatore Patrizi). La squadra gira perfettamente e vince il proprio girone, si ritrova agli spareggi a pari punti con la Stella Azzurra Roma, Cantù e Viareggio, perde due partite esterne per un solo canestro di scarto e manca per un soffio la promozione in A.

Al contrario di quello precedente, il campionato 54/55 è una stagione infausta con la Stamura che retrocede infatti in serie C. Comincia discretamente, poi perde smalto e lucidità, si innervosisce e non si riprende più. Si ritirano Giuliano Giaccaglia, Roscioni e Sandro Belardinelli che diventerà poi un ottimo allenatore. Dei “vecchi” rimane solo Roberto Mancini, in seguito anche lui ottimo allenatore e appassionato organizzatore (formazione: A.Belardinelli, Censi, Giaccaglia, Giardi, Giorni, Mabiglia, Mancini, Roscioni, Tagliarini, Zani).

Il riscatto arriva subito. Bella squadra quella del 55/56 (Cameli, Cerquetti, Farina, Giardi, Giorgi, Mabiglia, Mancini, Spinucci, Tagliarini, Zani), Mancini centra il migliore anno agonistico della sua carriera di giocatore e trascina la Stamura verso la promozione in serie B avvalendosi dello stato di grazia di tutti i suoi compagni, soprattutto di Tagliarini e Spinucci. Alla fine Patrizi chiude la carriera lasciando una traccia indelebile nella storia della Stamura e della pallacanestro anconetana. Intanto all’orizzonte ci sono alcuni giovani che si stanno mettendo in mostra (Lucioni, Mainardi, Silvestrelli, Moroni e Freddari)

Con il torneo 56/57 (Agordati, Giardi, Cesaroni, Farina, Giorgi, Mabiglia, Mancini, Spinucci, Tagliarini e Zani, allenatore A.Belardinelli) ha inizio però un periodo di crisi tecnica che durerà grosso modo fino al 1961. Crisi anche societaria per mancanza di fondi, la situazione diventa sempre più precaria arrivando al punto di iscrivere la squadra al campionato alla mezzanotte dell’ultimo giorno utile, e cominciare gli allenamenti la settimana antecedente all’inizio del campionato.

La serie B si fa sempre più dura e difficile. I dorici (Agordati, Censi, Farina, Freddari, Giardi, Giorgi, Lucioni, Mancini, Mainardi, L.Morico, Polinori, Rossi, Spinucci, Tagliarini, allenatore Belardinelli) nel 57/58 con grande grinta tengono alto il buon nome della Stamura. I giovani giocano bene, si mette in evidenza un generoso e grintoso Lucioni, Censi al termine del campionato si ritira per ragioni professionali.

Anche nel 58/59 la Stamura (Agordati, Freddari, Giardi, Giorgi, Lucioni, Mabiglia, Mainardi, Mancini, Morico, Moroni, Rosi, Silvestrelli, Tagliarini, allenatore Belardinelli) riesce a mantenere la categoria in un girone difficilissimo. Così come nel 59/60 quando resiste ancora (Agordati, Freddari, Giorgi, Lucioni, Mabiglia, Mainardi A., Mainardi G., Morico, Moroni, Silvestrelli, Tagliarini, allenatore Belardinelli). Mancini smette di giocare, si accinge a intraprendere la carriera di allenatore e saprà fornire i più grandi talenti del basket dorico.

Nell’anno 60/61 il peggio sembra passato. La collaborazione tecnica Belardinelli-Mancini sta per dare i suoi frutti, all’orizzonte si intravedono i talenti di Borghi, Fattori e Cesaroni. Tagliarini e compagni riescono a far superare alla squadra un periodo particolarmente difficile e per loro merito avrà inizio una fase di alto livello

Nel 1961 la F.I.P. ha cambiato denominazione alle diverse categorie dei campionati. La serie A è diventata “serie di eccellenza” o “prima serie”, la serie B è trasformata in serie A e la serie C è ora serie B ma a carattere regionale. La Stamura 61/62 (Borghi, Cesaroni, Fattori, Freddari, Lucioni, Mabiglia, Mainardi, Morico, Silvestrelli, Tagliarini) si classifica quinta pur giocando bene. Di squadre facili ce ne sono ormai poche in giro e nel contempo aumentano le difficoltà finanziarie.

Centrato il quinto posto anche nel campionato 62/63 dove la Stamura (Agordati, Belardinelli L., Borghi, Cesaroni, Fattori, Giustizi, Lucioni, Mabiglia, Mainardi G., Mainardi A., Moroni, Silvestrelli, allenatore Belardinelli) si trova di fronte autentici squadroni come il Gira Bologna e l’Onestà Milano ma sa farsi rispettare. Al termine di questo campionato Marco Tagliarini decide di ritirarsi e rimarrà uno dei migliori cestisti prodotti dalla Stamura , richiesto da diverse squadre italiane rifiutò il gran salto per questioni familiari e professionali.

Nel campionato 63/64 la Stamura (Agordati, Belardinelli L., Borghi, Cesaroni, Freddari, Lucioni, Mabiglia, Mainardi A., Moroni G., Silvestrelli, allenatore Belardinelli) arriva terza in un duro girone a dieci squadre, tra le quali la Triestina, la Reyer Venezia e la Safog Gorizia.

Nella stagione successiva entrano molti giovani che avranno comunque modo di affermarsi in un girone tremendo con Lazio, Olimpia Cagliari, Fiamma Roma, Ex Massimo Roma e Sebastiani Rieti. La Stamura (Agordati, L.Belardinelli, Borghi, Cesaroni, D’Ascenzo, Freddari, Giovagnoli, Guerrieri, Lucioni, Mainardi I, Mainardi II, Moroni, Petrocchi, Piacenza, Polenta, Tozzi, allenatore Belardinelli) si classifica settima e retrocede in serie B.

Gente che arriva, gente che va. Nell’anno 65/66 si fanno sotto i vari Bambozzi, Mengarelli, Polenta e Tozzi, mentre appendono le scarpe al chiodo Lucioni, L.Moroni e Agordati. Una notizia scuote intanto l’ambiente: anche Ancona avrà il suo Palasport. Per l’inaugurazione bisognerà aspettare ancora un po’ e quando arriva (1968 con l’amichevole tra la Stamura e l’Oransoda Cantù) si scoprono le tremende spese di gestione che contribuiranno a raggiungere una situazione economica disperata.

La salvezza arriva dall’Industria Farfisa che si lega alla Stamura staccatasi dalla S.E.F. diventando così autonoma con la nuova denominazione S.S.Stamura. Il nuovo abbinamento da immediatamente i suoi frutti sia come livello organizzativo che come risultati sul campo purtroppo però dura solo un biennio fino alla stagione 69/70. E’ un grande momento di crisi. Si cerca di riavvicinarsi alla “casa madre” S.E.F che però chiude i battenti al basket, non rimane quindi che rimboccarsi le maniche e ripartire con la volontà e le capacità di chi vuole far vivere questo sport ad Ancona. Il 16 settembre 1970 nasce la nuova S.S Stamura Basket per il lavoro intrapreso dai vari Luciano Paoloni (irresistibilmente attratto ormai dalla pallacanestro), Sandro Lucioni, Franco Farina, Mario Sisti, Sandro Belardinelli. Si completano i quadri tecnici, arriva anche lo sponsor bolognese della Ceramital e si può così ripartire. Si va avanti dignitosamente in serie B, il pubblico è numeroso e fedele, la società si rafforza mano a mano e cerca nuovi sbocchi.

Dopo aver concluso anche il ciclo-Ceramital, Belardinelli e Tozzi si ritirano, il nuovo allenatore è Stefano Pellegrini. Nel 1972 la sfortuna colpisce la città di Ancona: prima il terremoto, poi la retrocessione dei stamurini in serie C. Ma subito dopo ci furono diverse novità: la ditta Santerno diventa il nuovo sponsor, la sede di via Maratta viene ricostruita, e la struttura tecnico-societaria prende forma grazie al duro lavoro di diverse persone come il presidente Paoloni, i fratelli Lucioni, Belardinelli A. e molti altri tra i quali l’impagabile massaggiatore Guido Gobbi. Si pensa anche di affidare la squadra a un allenatore a tempo pieno e a giocatori di provate capacità ed esperienza. L’uomo su cui puntare è Nando Fattori che rientra ad Ancona e fa scendere da Pesaro Marchetti e Pagnini. Questi tre con i collaudati Livio Belardinelli, Giampieri e l’acquisto di Reni (dall’Adriatico) formano un gruppo di notevole peso che viene completato dai giovani Morellina, Maggi, Martelli, Sponsilli e Cingolani. L’allenatore-giocatore Fattori è coadiuvato da Stefano Pellegrini. Il duro campionato non concede tregue ma la squadra si conferma brillantemente in serie B.

L’anno seguente Fattori non gioca più e guida i suoi solo dalla panchina. Si cerca di realizzare un sogno proibito e pertanto arrivano gli innesti di Olivetti e Pianella da Pesaro e l’anconetano Angelo Crucitti da Cremona. La squadra però si disunisce, perde entusiasmo e arriva la nuova retrocessione in serie C. Al termine di questo campionato Fattori si ritira e la Santerno lascia.

Nel 1976 la Stamura inizia un lungo periodo di ristrutturazione che parte dalla decisione di dare maggiore impulso all’attività giovanile. Sono molte le persone, come Mancini, Gordiano Pellegrini, Luciano Tittarelli, Lucioni e Tozzi, che si impegnarono per tirar fuori qualche giovane talento da inserire poi in prima squadra. Nello stesso anno la F.I.P ristruttura i campionati e introduce i playoff.

Dal 1976 al 1982 la guida tecnica della prima squadra è affidata a Mancini (dal 76 al 81 con l’assistenza di Stefano Pellegrini e Tozzi) e lo stesso Stefano Pellegrini (con l’aiuto di Carlo Tamburini nel 81/82). Saranno gestioni molto positive con la creazione di un grande spirito di squadra. Ecco i biancoverdi che si alterneranno in questi anni: Angelo Crucitti, Renzo Reni, Giovanni Pirola, Fabrizio Borri, Roberto Olivetti, Alex Marchetti, Maurizio Grilli, Leonardo Giampieri, Mauro Serini, Luca Lucarini, Giancarlo Corsi, Stefano Refe, Piero Coen, Gianluca Ragaini, Paolo Gigli, Stefano Valentini, Massimo Vallasciani, Paolo Domenichetti, Massimo Fiocco, Pierfrancesco Benaducci, Andrea Brizzola, Stefano Filippetti, Antonio “Lolli” Micucci, Gianluca Centanni, Paolo Pettinari, Giorgio Panzini (in prestito da Cantù e successivamente andato a Ferrara), Giandomenico Malatesta (pesarese dalla Scavolini unico “straniero” del gruppo), Pierluigi Bellè, Mauro Pagnini, Gabriele Martelli, Roberto Corsi, Aimone Maggi, Renato Belardinelli, Giorgio Stillitano, Vincenzo Morellina, Livio Belardinelli (una della colonne della Stamura), Rodolfo Ortolani e Giancarlo De Lellis. Il 76/77 fu un anno di assestamento e si ottenne la sofferta permanenza in serie C, negli anni seguenti invece la Stamura assunse sempre più un ruolo di protagonista tanto da essere sempre presente ai playoff, aspirando alla promozione in B. E finalmente nella stagione 81/82 quel traguardo fu brillantemente raggiunto. La squadra promossa in B era composta da: Serini, Grilli, Refe, Malatesta, Coen, Pettinari, Corsi, Lucarini, Centanni, Filippetti, Borri, Belardinelli, Micucci, allenatore Stefano Pellegrini, il vice fu Carlo Tamburini dopo che Mancini, pago del proficuo lavoro svolto, era stato dirottato nel ruolo di supervisore tecnico di tutto il settore giovanile.

Alcune sventure e qualche ingenuità di troppo giocano un brutto scherzo alla Stamura che alla fine del campionato 82/83 si ritrova in C1. Nel 83/84 (Centanni, Micucci, Manieri, Corsi, Lucarini, Pettinari, Coen, Serini, Flumini, Grilli) arriva un nuovo tecnico che vanta buone prove in serie superiori, Giorgio Secondini che giunge in biancoverde contemporaneamente a una nuova ventata di entusiasmo salutare per la società. Spinta dalla maggiore tranquillità economica la Stamura ha chiamato a raccolta tutte le proprie risorse e con il nuovo tecnico cerca di dare morale e sostanza tecnica alla squadra: arriva ad Ancona quel Pino Mainieri, pesarese, da anni a Reggio Emilia. Il campionato stamurino parte in quarta, sin dalla prima giornata la Stamura prende la testa della classifica e conclude trionfalmente la primo posto con sei punti di distacco dalla seconda in classifica. I playoff sono però beffardi e in una sola partita la Stamura si gioca tutto il suo bel campionato. Sassari, quarto classificato, passa al Palasport di via Veneto per un solo punto ed è tutto vanificato.

Campionato 84/85 (Serini, Corsi G., Grimaldi, Gatto, Coen, Fava, Lusuardi, Mainieri, Micucci, Grilli e Flumini, allenatore Secondini). Le disavventure dell’anno precedente hanno lasciato il segno, il freddo Secondini non regala nulla alla platea e va avanti con la statistica alla mano. C’è qualche battuta d’arresto e, pur rimanendo in testa alla classifica, la Stamura tocca il fondo di una crisi di gioco perdendo a Todi un’assurda partita (49-40), ma poi va in ripresa e vince il girone in bellezza. Arrivano i playoff e dopo una bella cavalcata i biancoverdi raggiungono la tanto sospirata serie B.

Alla fine del campionato 85/86, dei due girone di serie B ne rimarrà uno solo composto da 16 squadre che prenderà la denominazione di “B di eccellenza”. Per farne parte sarà necessario classificarsi tra le prime sei. Si ringrazia Secondini, si cercano nuove strade che portano a un allenatore professionista e una organizzazione societaria sempre più capillare e costosa. La Stamura riesce ad assicurarsi le prestazioni del coach Riccardo Bocci, pesarese con importanti esperienze a Porto S.Giorgio, Forlì e Chieti. Il nuovo coach rinuncia a Grimaldi, conferma Lusuardi mentre ci sono le cessioni dei vari Gatto, Centanni, Corsi G, Lucarini, Guerrieri e Grilli. Il “ripopolamento” biancoverde prevede il ritorno di Pettinari e Panzini, l’arrivo da Roma di Prosperi e da Pesaro di Calcagnini. Completano il roster Pesce e M.Corsi oltre ai confermati Mainieri, Flumini, Coen, Serini e Micucci. Il campionato non inizia molto bene, si perdono alcune partite sia in casa che fuori per un solo punto, la classifica avanza stentamente e si scontano anche due giornate di squalifica del campo. Ma la squadra c’è e deve venire fuori. Alla fine dell’andata la Stamura si riscatta battendo in trasferta dirette concorrenti come Lazio, Osimo e Montegranaro. Tutto questo malgrado la prolungata assenza di Maineri. La classifica migliora e la Stamura diventa una squadra da combattimento: grande difesa e lotta fino all’ultimo secondo. Il girone di ritorno si rivela esaltante e si finisce al quarto posto grazie a cinque successi consecutivi. La Stamura è in B d’eccellenza.

Nel campionato 87-88 la Stamura di Bocci fu ripescata all’ultimo momento in B1. Era l’anno delle corazzate come il Verona di Dado Lombardi (che poi vinse il campionato) e la Stefanel Trieste di Boscia Tanjevic contro la quale ci fu al Palaveneto (11 ottobre 1987) una storica partita vinta dai biancoverdi (73-69) grazie a un super “Foffo” Flumini autore di 26 punti.

L’anno successivo venne presentato il nuovo sponsor, Mercatone Zeta, e vennero fatti degli acquisti prestigiosi come il grande Fabio Principi, Rodolfo Valenti, Emilio Mancini, Gollessi e ci fu il ritorno di Giorgio Panzini. L’allenatore era rimasto Bocci, sostituito però durante l’anno da Marchionetti. I biancoverdi si piazzarono al quarto posto, entrarono nei playoff per il ritorno in B1, dove però furono eliminati dall’Avellino dell’ex Piero Coen.

L’annata 89-90 arriva in panchina Impaloni, furono acquistati Scabini e Tortù ma la stagione fu deludente.

Nel 1990 vi fu il settantesimo anniversario della fondazione della Stamura, e grazie alla Maquet, nuovo sponsor, arrivarono giocatori di grosso calibro come Gianluca De Ambrosi e Carlo Renzi. La squadra, affidata al nuovo coach Carlo Rinaldi, disputò un buonissimo campionato ottenendo l’ingresso ai playoff, risultato conseguito grazie anche all’apporto di giovani di talento come Federico Riccardi, GIonata Ferrini e Alessandro Cantani.

La Stamura 91-92, tranne la partenza di Tortù e l’arrivo di Bettin, rimase invariata. Tuttavia cambiò qualcosa a livello dirigenziale, infatti il nuovo presidente è Tiraboschi. Il campionato terminò con la salvezze rosicchiata. L’anno seguente le cose cambiarono, Alessio Baldinelli è l’allenatore, Filios, Laudano e Zanetti sono i nuovi acquisti. I play-off tuttavia sfuggono d’un soffio, da sottolineare l’esplosione definitiva del giovane Federico Riccardi. Nel frattempo la Stamura ha una nuova casa. Nasce infatti il Palarossini, l’impianto intitolato a Galliano (Liano) Rossini , tiratore olimpionico anconetano, che ha vinto la medaglia d’oro a Melbourne 1956 e l’argento a Roma 1960.

Nel 1993 alla guida rimase Baldinelli, affiancato da Maurizio Marsigliani. La squadra era composta interamente da giocatori locali per venire incontro ai problemi economici che erano sorti. Purtroppo non si potè evitare la retrocessione.

Nel 94-95 la Stamura partecipa al campionato di serie C e la guida tecnica fu affidata prima a Gianni Della Salandra poi a Marcello Chiodoni. Molti giocatori se ne erano andati, così la società puntò sui giovani e affidò loro l’onore e la responsabilità di giocare puntando alla salvezza che arrivò.

Le annate 95-96 e 96-97, definite dal presidente Luciano Tittarelli “di ricostruzione” vedono l’esordio come allenatore di Marsigliani che guida la squadra verso due buoni campionati valorizzando i giovani da lui precedentemente allenati. La rosa era composta da Berrettoni, Flumini, Di Tizio, Canellini, Ferrini, Cantani, Panzini, Castracani, Scaradozzi, Pasqualini, Trubbiani, Pepa, Riccardi C., Micucci ed Evangelisti.

Nel 96-97 c’è l’abbandono al basket giocato di Giorgio Panzini. L’anno dopo c’è il ritorno alla Stamura di Piero Coen ma nelle vesti di allenatore. La squadra arrivò ottava, e già si intravedevano segni di miglioramento soprattutto societario con l’innesto di sponsor importanti come il Globo.

Nel campionato 98-99 il capitano “Lolli” Micucci abbandona la squadra, ma con l’arrivo di Bigi, Rossetti, Siciliano e il ritorno di Federico Riccardi, la rosa fu rafforzata a tal punto che la Stamura, dopo aver dominato per tutto il campionato, conquistò la B2. I protagonisti furono: Rossetti, Canellini, Ferrini, Polenta, Siciliano, Bigi, Riccardi, Pierlorenzi, Trubbiani, Evangelisti. Stagione regolare dominata dalla squadra di Coen affiancato nel ruolo di vice da Francesco Ferri e altrettanto grande cammino nei playoff culminato dalla serie finale contro San Marino con i quasi 2000 spettatori del Palarossini ad applaudire i biancoverdi in gara 1 e gli oltre 300 che hanno fatto festa nella seconda e decisiva partita.

Il primo anno di B2 fu positivo, arrivarono nuovi acquisti come Rossini, Vertaldi, Bernardelli e Alessandrini. Partirono Ferrini, Riccardi, Evangelisti, Polenta, Trubbiani e a metà anno Siciliano. La squadra si piazzò all’ottavo posto, e potè accedere ai playoff nei quali venne battuta dalla Fulgor Forlì al primo turno. Al termine di questa stagione anche Rodolfo “Foffo” Flumini appende le scarpe al chiodo.

La Stamura 2000-2001 è stata costruita per fare un campionato di vertice, e così fu. Grazie all’aiuto del nuovo sponsor ufficiale, Aetrha, la campagna acquisti è stata molto accurata e non si è badato a spese. Sono arrivati giocatori di categoria come Pedrotti, Romeo, Grobberio, Ruini, i quali si aggiungono a una rosa già ricca di talento. In panchina sempre Piero Coen con il suo assistente Riccardo Freddari. La Stamura parte a razzo e resta da sola per 12 giornate in testa alla classifica, poi a causa di un evidente calo fisico e mentale deve lasciare spazio all’arrembante rimonta della Robur Osimo. Il mercato di gennaio segna la partenza di Romeo che torna a Trapani e l’arrivo di Colonnello da Jesi e Lucchi da Forlì. La classifica finale vede i biancoverdi in quarta posizione. Si va così ai playoff dove al primo turno c’è Campli eliminato in tre gare tiratissime. In finale c’è proprio Osimo. Gara-1 è al cardiopalma e se la aggiudicano i “senza testa” per soli 2 punti, in gara-2 la Stamura domina e stravince (97-45), ma in gara-3 Osimo non lascia scampo, vince di 30 punti e vola in B1.

La stagione 01-02 inizia con l’incognita Piero Coen, la società e il coach non riescono a trovare l’accordo, poi però tutto finisce per il meglio e Coen rimane alla guida della Stamura che ha un solo obiettivo: vincere e La squadra viene fatta per centrare questo traguardo. I confermati sono Bigi, Ruini, Colonnello, Claudio Coen, Pierlorenzi e Giacchetti. Partono Rossetti, Grobberio, Pedrotti, Lucchi e i giovani Giachi e Polonara vanno in prestito a Jesi. Ritornano Riccardi e Castracani e vengono acquistati giocatori importanti come Stefano Pezzin, Gabriele Rusin, Tassinari e il giovane anconetano Di Tizio. Durante l’anno ci lasciano due grandi stamurini: Lino Lucioni e Sandro Belardinelli che sicuramente stanno continuando a seguire la Stamura anche da lassù. Il campionato è duro e molto equilibrato, dopo un avvio difficile la squadra macina punti e nel girone di ritorno conquista la vetta e se la tiene fino alla fine. Il primo posto in classifica permette ai ragazzi di Coen di giocare tutte le eventuali belle in casa. Nel primo turno la Stamura regola in due partite la Malpighi Bologna, in semifinale c’è Ceglie che vince solo gara-2 grazie all’aiuto dell’infuocato fattore campo. Si arriva quindi in finale, l’avversario è il Castel San Pietro che in campionato era arrivata seconda. Lo spettro della finale persa un anno prima c’è e si sente. Gara-1 è una battaglia e solo dopo due tempi supplementari la Stamura riesce a imporsi. Gara-2 finisce con gli emiliani vittoriosi di 4 punti. Si arriva quindi a gara-3, il Palarossini è stracolmo con oltre 3000 spettatori accorsi a sostenere la squadra. La partita è tirata ma nel momento finale il cuore stamurino esce fuori e dopo14 anni la Stamura torna in B1.

La campagna acquisti 2003-2004 è caratterizzata da grandi e colpi. Coach Coen si ritrova una squadra competitiva, i riconfermati sono: Pierlorenzi, Giachi e McDaniels, i nuovi sono Gianluca De Ambrosi, per il quale si tratta di un ritorno, Vario Bagnoli, Gianluca Burini, Enrico Martinelli, Michele Zanatta, il promettente Massimo Rezzano e Mattioli, inoltre vengono inseriti in rosa anche Castracani, Ciasca e Gambi. Ci si aspetta molto da questa squadra, ma i risultati deludono le aspettative e si creano delle tensioni all’interno dello spogliatoio, tanto che Martinelli lascia la squadra peraltro senza troppi rimpianti. Al suo posto arriva Claudio Acunzo, che porta esperienza e aria nuova. Il colpo di scena è la decisione di Vario Bagnoli di lasciare la squadra nel momento clou del campionato e andare a Pesaro. L’ambiente rimane sbigottito con la società impossibilitata a prendere un altro giocatore. Ma il vecchio cuore biancoverde viene fuori ancora e la Stamura centra l’ingresso nei playoff all’ultima giornata grazie al successo di Olbia. Nel primo turno la Stamura però si arrende solo a gara-3 davanti alla numero uno del ranking, Castelletto Ticino di Rusconi e coach Meo Sacchetti.

Nel campionato 04/05 la Stamura cambia allenatore e il testimone passa a Paolo Moretti, alla sua seconda esperienza da tecnico dopo una grande carriera di giocatore con la Nazionale azzurra e la gloriosa maglia della Virtus Bologna. Rimangono De Ambrosi, Giachi, Rezzano e Pierlorenzi, arrivano i play Giuseppe D’Iapico, Edoardo Peretti i lunghi Mario Soave e Stefano Zudetich, ritorna Davide Colonnello e ci sono le prime apparizioni in prima squadra dei giovanissimi Lorenzo Panzini e Lorenzo Baldoni. La squadra deve denunciare a inizio stagione il brutto infortunio del regista Peretti, si torna sul mercato con l’acquisizione dell’esperto Max Romboli. A inizio di 2005 l’ambiente stamurino è scosso dalla notizia della scomparsa di Alessio Baldinelli. E’ buono il campionato biancoverde, con la regular season che vede la Stamura finire al settimo posto in classifica che le permette di centrare per il secondo anno consecutivo i playoff promozione. Ma come successe un anno prima, anche in questa occasione l’avventura dorica finisce al primo turno con Forlì dell’ex Ruini che vince la serie in due partite.

Alla vigilia del campionato 05/06 c’è ancora il cambio della guida tecnica. Via Paolo Moretti che vola meritatamente in serie A a Livorno, ed ecco il marchigiano Marco Schiavi. Squadra ancora rivoluzionata, rimangono De Ambrosi, Colonnello e Zudetich che vedono arrivare Gabriele Zanella e Leonardo Carpineti. Ritorna “Gaga” Ruini, così come Valerio Polonara e Gianmarco Trubbiani, a stagione iniziata c’è l’addizione di Andrea Grossi, mentre i giovani Panzini e Baldoni continuano a stazionare e crescere in prima squadra. Stagione tribolata e vissuta nei bassifondi della classifica di un campionato impreziosito dalla presenza della Scavolini-Spar Pesaro reduce dal crack che l’ha costretta a ripartire dalla B1. Evitata la retrocessione diretta, nonostante le sole 2 vittorie nel girone di ritorno, la Stamura per salvarsi deve passare attraverso i playout. Il primo turno è un bruttissimo segno premonitore. Vittoria stamurina a Latina in gara-1, successo pontino al Palarossini sulla sirena, e nuova affermazione laziale sul neutro di Santa Marinella di un punto con un finale di partita deciso dagli incredibili errori ai liberi di un professionista della specialità come De Ambrosi. Nel secondo turno ci tocca Ribera e il fattore campo e stavolta a favore dei dorici. Sofferta affermazione della Stamura in gara-1, i siciliani impattano la serie sul loro campo e riescono a salvarsi espugnando il parquet dorico nella gara decisiva. Non resta che cercare di superare il Riva del Garda per evitare la retrocessione, ma la Stamura non c’è più e i trentini si salvano agevolmente in due sole partite.

La retrocessione stamurina sul campo viene però annullata dall’immediato ripescaggio in B1 grazie alla scomparsa di Roseto. Estate culminata dagli addi di De Ambrosi e Ruini (che vanno proprio a Roseto in B2) e dal nuovo cambio di panchina. Dopo Schiavi tocca al brindisino Francesco Binetti assumere l’incarico di head-coach stamurino. La squadra è ancora rivoluzionata con gli arrivi di Federico Pieri, Nelson Rizzitiello, Roberto Tortolini, Mauro Matalone e Donato Di Monte, uniti alle conferme del nucleo anconetano composto dai vari Polonara, Trubbiani, Giachi e i baby di grande speranze Panzini, Baldoni e Simone Centanni. Nonostante un buon avvio (due vittorie nelle prime due partite) il cammino dorico è tutto in salita e al termine del girone di andata viene esonerato coach Binetti e richiamato in panchina Piero Coen reduce da due buone stagioni ad Atri. Il cambio tecnico produce uno scossone a livello caratteriale, arriva qualche vittoria ma la squadra manca di esperienza (a gennaio arriva anche il play Daniele Carletti) e retrocede direttamente in B2 pur rammaricandosi che con una sola vittoria in più avrebbe potuto agganciare il treno dei playout.

La Stamura ritorna così in B2 dopo cinque anni, da dove riparte con serenità affidando la squadra a coach Coen e al suo assistente Luca Paolasini, tornato dove è cresciuto cestisticamente dopo anni di esperienze in varie realtà della zona. La stagione 07/08 è a dir poco eccezionale. Squadra ancora rinnovata con la presenza di elementi radicati nel territorio e molto giovane. Rimangono Carletti, e Baldoni, arriva Elia Monticelli, i lunghi Domenico De Falco e Luca Marmugi, l’eclettico Marco Pappalardo e torna Vittorio Frascione dopo gli anni delle giovanili così come il play Luca Cardinaletti. Un buon girone di andata è seguito da uno strepitoso girone di ritorno (all’inizio del quale arriva anche l’agile guardia Marco Ottocento) concluso con una striscia di sette vittorie consecutive (epiche quelle nei derby di Senigallia e Civitanova) che di fatto porta i biancoverdi al quinto posto della classifica finale. Si arriva ai playoff un po’ per gioco sapendo che tutto quello che arriverà sarà in più. Al primo turno c’è Marostica (quarta in classifica). La Stamura vince soffrendo gara-1 in casa, perde male e meritatamente la seconda partita giocata in Veneto, ma nella decisiva sfida riesce ad espugnare il piccolo palasport di Cartigliano e conquista la semifinale dove ad aspettarla c’è la corazzata Trento, dominatrice della regular season e favorita per la promozione. La serie è al meglio delle cinque partite, ma alla straordinaria macchina stamurina ne bastano solo tre per spazzare via l’Aquila trentina e volare in finale. Doppio colpo in trasferta (gara-2 senza Ottocento infortunato) e vittoria sofferta ma strameritata in casa nella terza gara. L’atto finale vede la Stamura opposta alla numero due del torneo: Jesolosandonà. La serie è appassionante e tirata come non mai. Si inizia con la bruciante sconfitta stamurina in trasferta dopo un overtime acciuffato dai litoranei a fil di sirena. La replica biancoverde è immediata e la Stamura fa sua gara-2 con un dominio perentorio e netto. Si arriva al Palarossini con l’affascinante possibilità di chiudere i conti. L’impianto di Passo Varano è finalmente degno di una grande cornice di pubblico e la Stamura non delude i tanti tifosi vincendo gara-3. I ragazzi di Coen hanno il match point in mano ma in una tiratissima quarta partita la potenza e la determinazione di Jesolosando si fa sentire e i veneti espugnano il Palarossini ammutolito. Si torna a Jesolo e in un pala Cornaro infuocato la Stamura lotta fino allo stremo delle sue forze ma deve accettare l’esito del campo che decreta la promozione in B dilettanti della formazione veneta.

Digerito il boccone amaro, condito però dalla consapevolezza di aver sfiorato qualcosa di veramente eccezionale, la Stamura affronta nell’estate 2008 una profonda crisi economica che stravolge ogni piano. Piero Coen lascia tra le polemiche, la società affida la panchina al suo vice Luca Paolasini che accetta con grande entusiasmo l’incarico. La squadra che aveva sfiorato l’impresa perde Frascione, Pappalardo, Carletti e De Falco, si cerca con i pochi mezzi a disposizione di creare un gruppo che possa centrare la salvezza in un campionato molto difficile. Vengono confermati Baldoni, Marmugi, Ottocento e Monticelli che è il nuovo capitano. Arrivano Andrea Romagnoli, Lorenzo Andreani, Andrea Barantani e Valerio Giorgini che vanno ad aggiungersi alla folta schiera di giovani del florido e altamente competitivo vivaio biancoverde come Simone Pozzetti. Ottimo girone di andata di una squadra a cui piace correre e giocare in velocità. Il sistema di gioco di Paolasini viene apprezzato da tanti e la Stamura staziona nella parte alta della classifica. Quando la salvezza è ormai cosa certa, e le avversarie iniziano ad aumentare i ritmi, viene a mancare quello spirito neccessario per vincere ancora. Il finale di stagione è con il freno a mano tirato e la Stamura centra il nono posto finale che la estromette dai playoff ma le consente di centrare ampiamente gli obiettivi di inizio stagione.

L’estate 2009 è di nuovo travagliata per la Società biancoverde. Risorse ancor pià limitate e dirigenza costretta a costruire la squadra attingendo a piene mani dal sempre florido settore giovanile. Cambio di guida tecnica con Paolasini che non se la sente di traghettare il gruppo biancoverde in una stagione che si preannuncia impossibile e timone che passa a Simone Cingolani, stamurino nel sangue e proveniente anche lui dal validissimo staff delle giovanili. Si instaura una collaborazione con la Sutor Montegranaro che manda sotto il Conero un paio di prospetti (il lungo Piunti e il play Cernivani), da Recanati arriva Riccardo Principi, figlio del mai dimenticato Giorgio, in prestito da Osimo Lorenzo Monaci, il resto è tutto “made in Stamura” con i vari Pozzetti, Chiorri, Bellesi, Magrini, Redolf solo alcuni tra i tanti volti freschi che popolano il roster biancoverde mai così giovane. Il campionato è ovviamente tutto in salita. Due vittorie nel girone di andata (entrambe in casa contro Roncade e nel derby contro Civitanova) e una nel ritorno (contro Padova sempre al Palarossini) e una retrocessione matematica già a quattro giornate dalla fine. Ma in mezzo una squadra che ha lottato in ogni gara, spesso raccogliendo applausi (trasferta a Chieti) e consensi dagli addetti ai lavori. Tanti giovani si sono fatti valere ed apprezzare finendo nei taccuini dei tanti osservatori che hanno voluto vedere questa giovane Stamura. Alla fine però i complimenti non sono bastati e si torna in serie C dopo oltre un decennio.

Stagione 2010/11, punto e a capo. La Stamura si ritrova in C ma non per questo getta la spugna nonostante le congenite difficoltà economiche. Squadra affidata a Paolo Filippetti, altro tecnico con il passato da giocatore biancoverde. La squadra si attrezza di elementi di categoria come Manoni, Mosca, Tombolini, Conti e Cappella. A loro si aggiunge il nucleo di giovani stamurini come Chiorri, Filippo Centanni, Giampieri, Pozzetti e Redolf. Saluta la compagnia Mattia Magrini destinato a compiere una carriera nelle serie superiori. La Stamura è inserita nel girone che è composto dalle marchigiane ed emiliano-romagnole. Stagione in chiaroscuro con meritata salvezza ottenuta a 4 giornate dalla fine sancita dalla vittoria interna contro Castiglione Murri.
Altra stagione e altra rivoluzione in casa stamurina nella stagione 11/12 che segna il ritorno ad Ancona di Maurizio Marsigliani, coach reduce dal ciclo vincente di Recanati voglioso di ripetersi anche in biancoverde. Squadra ancora rinnovata che si ritroverà ad essere forte e ambiziosa frutto di un gruppo valido e tra i più uniti di sempre. Arrivano giocatori di categoria come Stefano Sabbatini e Francesco Gori, c’è il solito nugolo di giovani (F.Centanni, Chiorri, Redolf, Pozzetti, Giampieri) e si registrano illustri ritorni in biancoverdi di giocatori definiti icone del basket anconetano del terzo millennio come Luca Pierlorenzi e Daniele Giachi. A campionato in corsa arriverà poi la classica ciliegina sulla torta. La Società riesce a piazzare il colpo Oscar Chiaramello, avversario di tante battaglie e ora con la maglia della Stamura. Secondo posto in regular season a 4 punti di distacco dalla Poderosa Montegranaro e accesso ai playoff con giustificate ambizioni. Al primo turno ci sono i perugini del Valdiceppo superati in tre accese sfide. Vita più agevole in semifinale con il 2-0 nella serie contro Orvieto (91-54 in gara-1, 81-74 nella seconda sfida in Umbria). La Stamura arriva in finale dove trova proprio la Poderosa costruita per vincere e salire di categoria. Gara-1 è vietata ai deboli di cuore. Alla Bombonera di Montegranaro la Stamura vince a fil di sirena (78-76) con canestro in entrata di Filippo Centanni. In gara-2 il Palarossini è gremito come nei giorni migliori. La Stamura paga inesperienza e la carica della Poderosa con le spalle al muro. Montegranaro vince 67-51 e riporta tutto alla decisiva gara-3. Si torna alla Bombonera e c’è una nuova battaglia. 19 punti di Sabbatini trascinano la Stamura che vince 75-70 espugnando ancora lo storico parquet veregrense (era successo anche in regular season). Fattore campo ribaltato e Stamura che VOLA IN SERIE tornando laddove era stata fino a due anni prima.

2013/2013. Pur in Serie B non si possono fare voli pindarici costruendo la squadra tenendo sempre bene in mente un budget risicato. Rimangono in molti, i giovani protagonisti della precedente stagione (Chiorri, Redolf, Pozzetti, F.Centanni, Giampieri) resta anche Chiaramello, ritorna Monticelli ci sono Giachi e Pierlorenzi, il tutto orchestrato da Maurizio Marsigliani. E’ un campionato tutto in saliita ma la Stamura dimostra di saperci stare eccome. A gennaio la Società comunica laconicamente che chi vuole può andarsene, gli sponsor che avevano fatto promesse hanno compiuto il più classico dei voltafaccia. Portafoglio vuoto si va avanti solo per la gloria e la maglia. Chiaramello dice stop (ultima partita il 20 gennaio 2013 nella netta vittoria interna contro il Costone Siena) non ci sta neanche Monticelli. La squadra perde i pezzi ma a febbraio arriva il figliol prodigo Simone Centanni in uscita da una situazione complicata a Recanati. Per la salvezza basta un’accelerata nel girone di ritorno. Alla fine la Stamura tocca 22 punti in classifica (11-19 il bilancio totale) che significa mantenimento della categoria alla faccia dei mercenari e degli sponsor solo promesse.
Putroppo però la Serie B rimane solo negli almanacchi e archivi. L’estate 2013 è una delle più turbolenti in casa Stamura. Dopo mille riunioni e ripensamenti la decisione è inequivocabilmente una: rinuncia alla B e auto-retrocessione nella Serie C, massimo campionato regionale.
Dalla stagione 13/14 a quella 16/17 la Stamura si barcamena in C. Nel 13/14 arriva alla finale playoff, poi persa contro Tolentino. L’anno successivo giunge 4a nella fase campione regionale. Il 2015/16 è il punto più basso della gloriosa storia biancoverde. La Stamura deve giocarsi la salvezza ai playout vinti poi senza grandi problemi al primo turno contro P.S.Giorgio. Vanno meglio le cose l’anno dopo (16/17) con il raggiungimento dei playoff e l’uscita al primo turno contro il Pisarum.

Dopo estati amare, passate a vedere gli altri fare le squadre e diventare ambiziosi, quella del 2017 può essere definita quella della rinascita. Viene messa in piedi una vera e propria unione di intenti con il Campetto che nel frattempo aveva messo in piedi forze giovani, fresche ed eccezionalmente ambiziose. L’escalation del Campetto (un nome non certo messo li a caso per indicare la passione per l’essenza pura del basket giocato da un gruppo di amici nei campi all’aperto) prende il via nella stagione 2010/2011 quando la squadra viene promossa in Serie D sotto la guida di coach David Luconi, e prosegue nella stagione quando, allenata da Sergio Pasqualini, vince addirittura lo spareggio per la C Regionale ma deve rinunciare alla categoria per mancanza delle necessarie certezze economiche. La Società non si ferma tanto che perde due finali consecutive per salire nuovamente in C. Prima con Lorenzo Gregorini in panchina e poi di nuovo con Luconi. Nel 2014/15 la vittoria della Serie D, in finale contro Macerata in una palestra “Falcone” stragonfia. Nel 2015/16 il primo campionato nella massima serie regionale con Alessandro Del Pesce in panchina confermato anche nella stagione seguente. Da una parte l’esperienza e la storia della Stamura, dall’altra l’energia e la voglia del Campetto. Equazione logica che confluisce in un progetto unico. La Società formata da dirigenti provenienti dalle due realtà cittadine viene affiancata dalla realtà della Luciana Mosconi. La squadra domina semplicemente il campionato di Serie C Silver. Primo posto nella regular season ottenuto con largo anticipo e 2-0 alla prima serie di playoff contro la Robur Osimo. La finale vede la formazione di Marsigliani opposta al Bramante che è capace di dare il filo da torcere a capitan Giachi e soci.Vittoria dorica in gara-1, Pesaro pareggia la serie in gara-2 e fattore campo rispettato nella terza sfida giocata al Palarossini. In gara-4 è davvero battaglia. La Baia Flaminia ribolle di entusiasmo e sono tanti anche i tifosi venuti da Ancona. Partita tesa come non mai in questa stagione. Alla fine la preghiera sulla sirena del Bramante non viene accolta. La Luciana Mosconi vince 76-75 e si qualifica per il Concentramento Interregionale di Ferentino, ultimo baluardo prima della B. Nella due giorni in Ciociaria la squadra di Marsigliani fa la voce davvero grossa. Nel girone a tre si incontra l’Aquila Palermo e i sardi del Quartu S.Elena. I dorici vincono a mani basse entrambe le sfide affondando le mani sulla SERIE B che torna ad Ancona dopo 12 anni.

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